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postcoloniale e studi filmici: note a margine

Farah Polato

Collage Benvenuti in Italia c D.V. Stoichkova© Desislava Valentinova Stoichkova
dettaglio della locandina del film 
Benvenuti in Italia

Il 'postcoloniale', nelle sue molteplici declinazioni esplicite, percorre gli studi italiani sul cinema e gli audiovisivi con affioramenti carsici che solo negli ultimi anni sembrano trovare canali di raccolta a fronte dell'assenza di uno spazio dedicato nelle mappature di settore e nei manuali che fino a ieri hanno censito teorie, tendenze della critica, approcci analitici.1

È tale orizzonte di ricezione che legittima la neo-nata collana Studi Postcoloniali di Cinema e media/Postcolonial Film and Media Studies (2013) diretta da Leonardo De Franceschi (Università Roma Tre) a porsi come prima iniziativa editoriale che individua un "luogo permanente e non occasionale di ricerca nell'area degli studi filmici sulla base di un approccio postcoloniale" (L'Africa 26).

De Franceschi segnala, per altro, come il rapporto tra cinema e paradigma postcoloniale abbia intessuto, anche nel panorama internazionale, relazioni ricorrenti e fruttuose, ma intermittenti e non di rado frequentate da discipline esterne agli studi propriamente filmici (cfr. L'Africa 26 e "Postcolonial cinema studies").

La genesi e le tappe che hanno nel tempo creato le condizioni di emersione della proposta editoriale, ripercorse da De Franceschi nell'introduzione, rimandano a un contesto che ha visto, da un lato, spazi e attori non accademici svolgere un ruolo fondamentale nel dissodare il terreno favorendo l'interazione di teorie e pratiche a vario titolo riconducibili al postcoloniale, dall'altro indagini e riflessioni critiche infiltrate in progettualità istituzionali che non rivendicano una tale intenzionalità nelle finalità dichiarate. È, quest'ultimo, il caso, ad esempio, del progetto di ricerca nazionale I processi di rinnovamento dei "quadri" nel cinema italiano (PRIN 2008, referente scientifico Vito Zagarrio, DICOSPE – ora FILCOSPE – di Roma Tre) con cui De Franceschi avvia la mappatura delle realtà dei cineasti afrodiscendenti in Italia, poi confluita nell'articolazione del primo numero della collana citata: L'Africa in Italia. Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano.

Prospettive contigue, attraversate dal pensiero postcoloniale, hanno rappresentato un terreno favorevole all'emersione. Il convegno Contemporary Women's Cinema, Global Scenarios and Transnational Contexts (Roma Tre, 28-29 maggio 2013) organizzato da Veronica Pravadelli, dà visibilità alla confluenza di un cantiere che da anni reinveste gli sviluppi della Feminist Film Theory di matrice anglo-americana negli studi filmici italiani di genere.2 La presenza di una relazione di esplicita referenza postcoloniale all'interno del workgroup dedicato ai gender studies nell'assemblea annuale della Consulta Universitaria Cinematografica 2012 attesta sia la necessaria intersezione tra le due aree sia il progressivo definirsi di una specifica legittimazione nel quadro istituzionale.

Come per altri ambiti disciplinari, alcune aree di studio risultano sensibili, non secondariamente nella misura in cui accolgano – o meno – il portato postcoloniale esplicitamente tra le ottiche di lettura dei fenomeni considerati. Troviamo qui gli studi sui rapporti tra cinema e propaganda, con specifico riferimento all'impresa coloniale nel regime fascista, e tra cinema e migrazione nelle direttrici multiple che hanno visto l'Italia come terra di partenza, di approdo, di transito e a confronto con uno scenario transnazionale e globale.3 Affiancabile è l'attenzione riservata alle cinematografie del cosiddetto 'Sud del mondo', soggette a flussi di interesse che determinano l'esposizione di alcune in forma più o meno intermittente (India, Corea, Iran...) mentre altre permangono in un'oscurità pressoché totale (Paesi africani, produzioni attuali dei Paesi latino-americani). Non necessariamente queste direttrici hanno accolto e accolgono, nella loro stratificazione anche diacronica, un confronto con l'orizzonte postcoloniale, per quanto questo tenda oramai a risultare sempre più difficilmente eludibile.

ridisegnare l'immaginario: oltre le terre incognite

Al di là delle grandi cinematografie europee e del cinema di Hollywood,
tutti gli altri fenomeni sembravano rientrare nelle terre incognite.

Così, nell'introduzione al volume dedicato alle cinematografie nazionali di Asia, Africa e America Latina della poderosa Storia del cinema Mondiale, Gian Piero Brunetta sintetizza la prospettiva di sguardo a lungo dominante negli studi filmici. A questo sguardo 'concluso', Brunetta oppone il panorama del nuovo millennio, approdo di quella lunga marcia che, intrapresa nei militanti anni Sessanta, sarebbe pervenuta finalmente a una drastica riduzione delle distanze che separavano "l'enorme territorio cinematografico che si apre oltre i confini dell'Europa e degli Stati Uniti". Agli spiragli minimi su "realtà del tutto sconosciute", conteggiabili in pochi titoli e pochissimi autori, nell'arco degli ultimi quattro o cinque decenni, prosegue Brunetta, è subentrata "la grande potenza d'urto quantitativa e qualitativa" prodotta sulla scena internazionale dai film giunti dall'Asia o dall'Africa, capaci di attirare non solo i riflettori della critica nel circuito dei festival, grandi e piccoli, ma di guadagnare anche il pubblico medio. Accompagnano quest'onda montante gli studi d'insieme e le monografie sui singoli autori che nell'ultimo decennio si sono sviluppati "ovunque con andamento malthusiano", concorrendo a ridisegnare il firmamento cinematografico.

Brunetta monitora nella sua introduzione una dinamica storiografica transnazionale e trasversale, in cui sono leggibili avamposti e retroguardie, rilanciata recentemente con forza dal regista e critico Mark Cousins nella sua The Story of Film, operazione audiovisiva dal grande impatto divulgativo. Nell'introduzione dell'appassionato affresco in quindici capitoli, presentato nel 2011 al Festival di Toronto e anticipato dal volume omonimo del 2004, Cousins ribadisce infatti l'urgenza di mettere a fuoco la "mappa" della storia del cinema disegnata nelle nostre teste, considerandola un'immagine ancora palesemente "troppo lacunosa", "quasi razzista". Il termine "postcoloniale", declinato tanto nella valenza storica / cronologica / geografica quanto come condizione, rimbalza da un capitolo all'altro del viaggio di Cousins attraverso le molteplici storie del cinema definendosi anche come angolo di approccio alla narrazione stessa che mira non tanto a un ampliamento quanto a una disarticolazione delle relazioni centro-periferia acquisite.4

Resta da interrogare quanto l'Italia tenga effettivamente il passo nella traiettoria delineata.

Se l'iniziativa di Brunetta si sintonizza con lavori storiografici, quali i menzionati The Oxford History of World Cinema del 1996, a cura di Geoffery Nowell-Smith, e la spagnola Historia general del cine, coordinata per le edizioni Cátedra da Gustavo Dominguez e Jenaro Talens (in più volumi, editi tra il 1995 e il 1998), sintomaticamente i riferimenti alle iniziative editoriali strutturate non occasionali ricettive di queste dinamiche alloggiano oltre i confini italici: le pubblicazioni dell'OCIC in Belgio, della Flick Books in Gran Bretagna, le collane della francese Harmattan.5 In ambito nazionale, il riconoscimento per un'azione significativa in tale direzione spetta invece ai Festival e all'editoria connessa: dallo storico e militante Festival Internazionale del Nuovo Cinema, fondato nella metà degli anni Sessanta, a esplicita vocazione politica e in linea con il pensiero e le istanze del Terzo Cinema, alle Giornate del cinema muto di Pordenone, cui si deve, a partire dagli anni Ottanta, il fondamentale lavoro di riscoperta del cinema muto non solo europeo e americano, ma anche australiano, neozelandese e indiano (Brunetta). Tra le iniziative specificamente dedicate, corre l'obbligo di ricordare per la funzione pioneristica, la longevità e l'impatto divulgativo esercitati, almeno il Festival del Cinema Africano di Verona e il Festival del Cinema Africano di Milano, che dal 2003 si è trasformato nel Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina estendendo la competizione al cinema dei tre continenti, il Festival del Cinema Latino-Americano di Trieste e il più recente Far East Film Festival di Udine per il cinema dell'estremo Oriente. Dall'interno di queste stesse realtà, modulate su orizzonti geografici identificabili dalle cinematografie nazionali, si sono fatte strada identità stratificate, diasporiche e migranti che incalzano i posizionamenti audiovisivi e le loro cartografie, problematizzando le locuzioni di 'qui' e 'altrove'.

Compartecipano energicamente a questo sostanziale slittamento di prospettiva, che vede l'universo audiovisivo interrogato dalle dinamiche che percorrono il corpo sociale nazionale stagliato su un contesto globale, le piattaforme extra o para accademiche: le associazioni di azione civile, che guardano al cinema – al fare cinema e al diffonderlo – quale luogo di appropriazione e rivendicazione identitaria, i festival, che continuano a fiorire e a ridefinirsi in risposta alle diverse sollecitazioni, la più agile editoria on-line. Accanto all'auspicato ampliamento del campo di visione, questi agenti promuovono cambiamenti di paradigmi interpretativi, pongono in discussione le categorie acquisite, configurano una concezione più mobile dei processi di costruzione dei saperi e delle rappresentazioni.

In questi spazi, tanto materiali quanto concettuali, affiorano radici, connessioni e attraversamenti che riaprono, saldando passato e presente, intrecci e trame relazionali che forano la tessitura predisposta dalle "griglie nazionali e coloniali" (Ponzanesi e Waller 1).

La mappatura che l'Archivio Memorie Migranti (cfr. Triulzi) sta allestendo con il progetto di ricerca Geografie degli sguardi attraverso le produzioni a interesse migrante realizzate negli ultimi vent'anni offre allora il possibile contro-campo occluso allo sguardo del cinema e sul cinema italiano, mobilitando le declinazioni della definizione stessa di 'cinema italiano', alla ri-scoperta delle sue terre incognite.6

1. Talora il postcoloniale entra in gioco sullo sfondo dei rinvii o delle sezioni riguardanti gli studi di genere e lo sfaccettato orizzonte dei cultural studies (cfr. tra gli altri, Casetti, Teorie del cinema e voce "Teoria del cinema" dell'Enciclopedia dello Spettacolo; "Teorie, strumenti, memorie", in Storia del cinema mondiale, vol. V, a cura di Gian Piero Brunetta; valenze postcoloniali si riscontrano in talune traiettorie delineate nel capitolo "Feminist Film Theory e Gender Studies" di Veronica Pravadelli). Di contro, si segnalano il capitolo "Il film nel periodo postcoloniale", e i successivi "Multiculturalismo, razza e rappresentazione" e "Il terzo cinema rivisitato", contenuti nel secondo volume dell'edizione italiana del recente manuale sulle teorie filmiche di Robert Stam, Teorie del film. Dal '68 alla rivoluzione digitale.

2. Con un processo almeno in parte assimilabile alla lenta infiltrazione della dimensione postcoloniale negli studi italiani di genere, come commentata in Lombardi Diop e Romeo (15). Alcuni titoli segnalano la dinamica: tra gli altri, le sezioni "Identità/Differenza. Collettività performativa molteplice, mascolinità, scenari postcoloniali" e "Scambi. Germania, Francia, Spagna, Africa" (in De Vincenti e Anaclerio); "Cinema: Feminist Film Theory, Gender studies e postcolonialismo" (Morabito et al.); "Femminismo transnazionale e cinema europeo contemporaneo" (De Pascalis).

3. Cfr. il tema del XVII Convegno Internazionale di Studi Cinematografici dal titolo Cinema & Diversità Culturale, a cura di Giorgio De Vincenti e Marco Maria Gazzano (Roma, 28-29-30 Novembre 2011).

4. Ringrazio Giampiero Miolato per avermi ricordato questo incipit.

5. In Italia, in assenza di collane riservate, troviamo la serie "brevi storie del cinema", edite da Lindau, dove compare, ad esempio, la Breve storia del cinema africano (Gariazzo), la Breve storia del cinema indiano (Elena), oltre a sporadiche proposte editoriali su singole figure autoriali o cinematografie. Fondamentali i cataloghi di rassegne ed edizioni di festival, per i quali si rinvia ai siti di riferimento, a partire dalle manifestazioni citate.

6. "Quello che il cinema italiano non vede", per citare il titolo del contributo di Dario Zonta. Sull'incapacità del 'cinema italiano' di raccontare l'attualità e di narrarne l'identità si soffermano diverse recenti pubblicazioni (cfr. Zagarrio; Canova e Farinotti; Costa).

riferimenti

Bertetto, Paolo, a cura di. Metodologie di analisi del film. Roma-Bari: Laterza, 2006.

Brunetta, Gian Piero, a cura di. Storia del cinema mondiale. Vol. IV, "America, Africa, Asia, Oceania. Le cinematografie nazionali" e Vol. V, "Teorie, strumenti, memorie". Torino: Einaudi, 2001.

Canova, Gianni e Luisella Farinotti, a cura di. Atlante del cinema italiano. Corpi, paesaggi, figure del contemporaneo. Milano: Garzanti, 2011.

Casetti, Francesco. Teorie del cinema. 1945-1990. Milano: Bompiani, 1993.

---. "Teorie del cinema". Enciclopedia del cinema. Vol. V. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 2004. 191-204.  Consultabile anche online.

Costa, Antonio. Il cinema italiano. Generi, figure, film del passato e del presente. Bologna: il Mulino, 2013.

Cousins, Mark. The Story of Film. Pavillon, 2004.

Cousins, Mark (regia). The Story of Film. An Odyssey. UK, 2011.

De Franceschi, Leonardo, a cura di. L'Africa in Italia. Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano. Roma: Aracne, 2013.

---. "Postcolonial cinema studies". Cinemafrica – Africa e diaspore nel cinema, 3 maggio 2012. Web.

De Pascalis, Ilaria. "Femminismo transnazionale e cinema europeo contemporaneo". Imago. Studi di cinema e media 6 (2012): 129-139.

De Vincenti, Giorgio e Gabriele Anaclerio, a cura di. Immaginare l'Europa. Identità e transiti audiovisivi. Numero monografico della rivista Imago. Studi di cinema e media 1 (2010). In particolare, sezz. "Identità/Differenza. Collettività performativa molteplice, mascolinità, scenari postcoloniali" e "Scambi. Germania, Francia, Spagna, Africa".

Dominguez, Gustavo e Jenaro Talens, a cura di. Historia general del cine. Madrid: Cátedra, 12 voll., 1995-1998.

Elena, Aime. Breve storia del cinema indiano. Torino: Lindau, 2005.

Gariazzo, Giuseppe. Breve storia del cinema africano. Torino: Lindau, 2001.

Lombardi Diop, Cristina e Caterina Romeo, a cura di. Postcolonial Italy. Challenging National Homogeneity. New York: Palgrave Macmillan, 2012.

Morabito, Annadebora, Ilaria De Pascalis e Valeria Festinese. "Cinema: Feminist Film Theory, Gender studies e postcolonialismo". Quaderno: il genere tra le righe. Stereotipi di genere nei testi e nei media. A cura di Laura Moschini. Roma: Università degli Studi di Roma Tre - Il Paese delle donne, 2008.

Nowell-Smith, Geoffery, a cura di. The Oxford History of World Cinema. Oxford: Oxford University Press,1996.

Ponzanesi, Sandra e Marguerite Waller, a cura di. Postcolonial Cinema Studies. New York-London: Routledge, 2011.

Pravedelli, Veronica. "Feminist Film Theory e Gender Studies". Metodologie di analisi del film. A cura di Paolo Bertetto. Roma-Bari: Laterza, 2006.

Stam, Robert. Film Theory. An Introduction. Oxford: Blackwell, 2000. Trad. it. Teorie del film. Dal '68 alla rivoluzione digitale. Roma: Audino, 2005.

Triulzi, Alessandro. "Voci, racconti e testimonianze dall'Italia delle migrazioni. L'Archivio delle Memorie Migranti". Storia e Futuro. Rivista di storia e storiografia on line 34 (2014). Web.

Zagarrio, Vito, a cura di. La meglio gioventù. Venezia: Marsilio, 2006.

Zonta, Dario. "Quello che il cinema italiano non vede". La meglio gioventù. A cura di Vito Zagarrio. Venezia: Marsilio, 2006. 171-175.

 

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pubblicato il 4 aprile 2014